8 dicembre 2014

L'intramontabile fascino del latino: il latino che non ti aspetti

IL LATINO, LINGUA DELLA RESISTENZA 
CONTRO L'ORRORE DEL NAZIFASCISMO
Do you speak Latin?
Le due testimonianze che seguono hanno come protagonisti due figure indimenticabili della nostra storia, lo scrittore Primo Levi (Torino, 1919-1987) e l'attuale senatrice a vita Liliana Segre (Milano, 1930), sono accomunate dall'esperienza tragica della deportazione ad Auschwitz vissuta in giovane età (Levi era venticinquenne, Segre appena dodicenne) e dal ricorso del tutto inaspettato al latino, quello imparato sui banchi di scuola, per comunicare ma soprattutto per sentirsi ancora vicini e affini ad un altro essere umano, per sentirsi ancora umani. Oggi avrebbero usato l'inglese, ma allora il latino era una lingua universale (almeno in Europa), e da queste dolorose e commoventi ricordi emerge come lingua di fratellanza e umanità
Primo Levi e il prete di Cracovia
Primo Levi fu deportato ad Auschwitz
nel febbraio 1944, all'età di 25 anni
Il passo che segue è tratto dal romanzo autobiografico La tregua di Primo Levi, pubblicato nel 1963.
L'opera è un diario del tortuoso viaggio di ritorno in Italia dopo la liberazione di Auschwitz nel 1945 attraverso le rovine dell'Europa sconvolta dalla guerra.
Levi, giunto a Cracovia, è alla ricerca della mensa dei poveri:
La mensa dei poveri era dunque dietro alla cattedrale: restava da stabilire quale, fra le molte e belle chiese di Cracovia, fosse la cattedrale. 
A chi chiedere, e come? Passava un prete, giovane e di aspetto benigno, non intendeva né il francese né il tedesco; di conseguenza, per la prima e unica volta nella mia carriera postscolasticatrassi frutto dagli anni di studi classici intavolando in latino la più stravagante ed arruffata delle conversazioni
Dalla iniziale richiesta di informazioni («Pater optime, ubi est mensa pauperorum?») venimmo confusamente a parlare di tutto, dell'essere io ebreo, del Lager («Castra»? Meglio Lager, purtroppo inteso da chiunque), dell'Italia […] e di innumerevoli altre cose, a cui l'inusitata veste della lingua dava un curioso sapore di trapassato remoto. Avevo del tutto dimenticato la fame e il freddo, tanto è vero che il bisogno di contatti umani è da annoverarsi fra i bisogni primordiali. […] 
Sulla scorta delle preziose indicazioni del prete, giungemmo alla cucina dei poveri, luogo assai deprimente, ma riscaldato e pieno di odori voluttuosi.

Liliana Segre e la ragazza di Birkenau
La senatrice a vita Liliana Segre, deportata ad Auschwitz-Birkenau a 12 anni, ha vissuto un'esperienza molto simile all'interno del lager, raccontata in una pagina di diario del 1944. Così la ricorda e la racconta:
Liliana Segre bambina

All'arrivo nei campi venivano rasati i capelli: era una privazione della femminilità, questa rasatura obbligata la aspettavo in fila. Passò una kapò: avevo una chioma nera selvaggia e questa donna decise che la mia chioma era troppo bella per essere tagliata, rimasi sola con i capelli, tra 31 ragazze che non li avevano più. Naturalmente dopo pochi giorni si coprirono di pidocchi, mi fu visto passeggiare un pidocchio sul viso e fui mandata da sola nel gelo: mi venivano disinfestati i capelli e fui rapata. I soldati passavano ridendo chiedendosi come mai ero ancora al mondo: io, la fortunata alla quale un mese prima all'arrivo a Birkenau non erano stati tagliati i capelli per un capriccio della sorvegliante, nell'invidia delle altre prigioniere. La mia faccia era terribile riflessa nel vetro. Mi facevo paura, volevo gridare, volevo piangere, volevo urlare la mia disperazione a quel cielo grigio: era inutile. Dopo ore entrò una ragazza. Avrà avuto forse due o tre anni più di me, anche lei nuda e disperata. Si avvicinò alla stufa e ci guardammo con pietà fraterna, già amiche, già sorelle, con occhi adulti. 
La pagina di diario di Liliana Segre
Tentammo in tutti i modi di parlare ma non ci capivamo assolutamente (forse era cecoslovacca o ucraina) e allora non so più a chi delle due venne in mente di tentare con il latino scolastico delle nostre prime frasi delle scuole medie, così lontane da lì. E fu fantastico poterci scambiare dolci brevissime frasi: Patria mea pulchra est («La mia patria è bella»), Familia mea dulcis est («La mia famiglia è dolce»), Cor meum et anima mea tristes sunt («Il mio cuore e la mia anima sono tristi»)Fu molto importante quel momento e anche se non ho mai saputo il nome di quella ragazza, con lei ho vissuto un’altissima affinità spirituale e la massima condivisione in una condizione umana bestiale. Grazie amica ignota, spero che tu sia tornata a raccontare di quel giorno di marzo 1944 nella «Sauna» di Birkenau.
(Le parole di Liliana Segre sono tratte dalla lectio magistralis "La storia sulla pelle" tenuta dalla senatrice in occasione della cerimonia con cui le è stato conferito il dottorato Honoris Causa in Storia dell’Europa all’Università La Sapienza di Roma il 18 febbraio 2020 e dal suo testo raccolto da Alessia Rastelli, pubblicato sul sito del "Corriere della sera" il 1 novembre 2019)

Il ricordo di una partigiana: così "Cicerone mi salvò la vita"
Mentre Primo Levi e Liliana Segre sperimentavano l'orrore e la brutalità dei campi di concentramento, una giovane studentessa universitaria di lettere, appena ventenne, Lidia Menapace (Novara, 1924), lottava come partigiana e staffetta contro il nazifascismo.
Lidia Menapace, giovane partigiana
Cicerone, da lei poco amato, si rivelò vitale perché divenne una sorta di lasciapassare per superare i posti di blocco fascisti. Ecco il racconto dalla sua viva voce, tratto dall'intervista pubblicata nel recente libro a cura di Gad Lerner e Laura Gnocchi Noi partigiani. Memoriale della Resistenza italiana (Feltrinelli, 2020, pp. 30-35): "Sotto il fascismo le ragazze dovevano studiare poco, sposarsi e mettere al mondo tanti figli per la patria. Anche la Chiesa era d'accordo. Non occorreva certo che le donne conoscessero il latino, e Cicerone. Tanto che, dopo la Liberazione, molte di noi preferirono non dire di essere state partigiane. [...] Quando fu il momento di iscrivermi all'università, mio padre preferì che andassi alla Cattolica a Milano, pur essendo lui un laico. Disse: "La Cattolica non è di Stato, forse è anche un po' antifascista". E aveva ragione, molti professori approfittavano dell'essere meno sorvegliati, perché la Cattolica faceva riferimento a un potere diverso, quello del Vaticano. [...] Dopo l'8 settembre, cominciai a collaborare col Cln di Novara. Mio padre fu preso e non sapemmo più nulla di lui per tre mesi , i più tragici della nostra vita familiare. Era stato deportato in Polonia. [...] Fu anche questa circostanza a spingermi verso un'azione sempre più militante. "Voglio fare la partigiana." Col tempo diventai una staffetta riconosciuta. Misi subito in chiaro che io armi non ne avrei usate. Feci però un compromesso con me stessa, potevo trasportarle. E più volte, ad esempio, traghettai esplosivo plastico: bisognava portarlo a pelle, era freddo... In genere mi affidavano messaggi: se erano da imparare a memoria, lo facevo; se erano scritti, bisognava mangiarli in caso di cattura. Non mi successe mai. [...]
Una volta il mio odiato Cicerone mi salvò la vita. Il latino non lo amavo. Allora, stavo scendendo dalla Val d'Ossola dopo aver fatto tutti i vari turni. A una svolta, al termine di una lunga tirata di dieci chilometri in bici, da sola, vidi in fondo un posto di blocco. Quando si incontrava un posto di blocco non bisognava voltarsi e scappare, altrimenti ti sparavano alla schiena; dovevi, invece, andare sempre più svelta e avere una storia da raccontare. E io ce l'avevo. Pedalai di gran corsa, arrivai e dissi: "Lasciatemi passare per piacere, sono andata a studiare latino con una mia compagna al paese vicino, ma mia mamma si preoccuperà moltissimo se non torno subito". Imbastii tutta una storia e, per supportarla, tirai fuori le Tusculanae di Cicerone. Ricordo ancora l'effetto che fece sul poliziotto: "Ma va fora dai bàl, ti e il tuo latinorum". E, quindi, Cicerone mi salvò la vita."
  
IL LATINO, LINGUA FOSSILE O LINGUA VIVA?
Quando il latino era la lingua comune dell'Europa
La lingua latina è stata protagonista di una vicenda straordinaria di "resilienza" e resistenza. Sopravvissuta al crollo dell’Impero romano d’Occidente (476 d.C.), ha dato origine ad una serie di lingue europee e di parlate locali, le lingue romanze o neolatine: italiano, spagnolo, portoghese, catalano, francese, provenzale, sardo, ladino, romeno. Ma anche altre lingue, come l'inglese, hanno accolto nel loro lessico un'enorme quantità di vocaboli latini.
Ciò è avvenuto principalmente per due ragioni: per l'immensa vastità del territorio compreso nell'impero romano al momento della sua massima espansione e per il prestigio culturale del latino fino alle soglie del XIX secolo.
Il latino ha infatti svolto per secoli la funzione di lingua comune presso i ceti colti dell’intera Europa, anche dopo l'affermazione delle lingue nazionali: fino a tutto il XVIII secolo rimase la lingua ufficiale non solo della Chiesa cattolica ma anche della comunicazione scientifica e filosofica (filosofia, teologia, diritto, medicina, scienze naturali), ricoprendo un ruolo analogo a quello rivestito oggi dall'inglese. Per essere letti in tutta Europa, nel XVII e XVIII secolo scrissero in latino filosofi come il francese Cartesio (al quale si deve la celebre formula Cogito, ergo sum = penso, dunque sono), l’olandese Spinoza, il tedesco Leibnitz, l’italiano Vico, il prussiano Kant, e scienziati come l’italiano Galilei, l’inglese Newton, lo svedese Linneo.
Il latino oggi
Rosa centifolia rubra
Oggi il latino nel ruolo di veicolo del sapere è stato sostituito dall’inglese (anche perché la comunità scientifica ha ormai una dimensione planetaria, non più solo europea), quindi il suo spazio nella lingua odierna si è ridotto, ma, oltre a rappresentare una parte profonda della storia e dell'identità dell'Europa, il latino è tuttora vivo nei linguaggi settoriali usati in tutto il mondo.
  • I nomi scientifici di piante e animali sono in latino, secondo la nomenclatura introdotta a metà Settecento dal biologo svedese Carl Nilsson detto Linneo:  così ci capita di avere in casa un Canis familiaris o un  Felis catus o un Serinus canarius, cioè un gatto o un canarino e di annaffiare sul balcone un vaso di Pelargonium zonale, ossia di gerani.
  • I simboli degli elementi chimici sottintendono i nomi latini: Au è l'oro, da aurum; Na è il
    sodio, da natrium; S è lo zolfo, da sulfur; Cu è il rame perché in epoca romana questo metallo era estratto nell'isola di Cipro e perciò veniva chiamato aes Cyprium “bronzo di Cipro”, da cui cuprum e infine Cu
  • Molte formule giuridiche sono latine perché il diritto moderno è largamente debitore di quello romano, quindi il linguaggio forense (da forum, “piazza, foro”, il luogo in cui nell'antica Roma si tenevano i processi) deriva dal latino. Un esempio sono le espressioni ius sanguinis e ius soli, che riguardano la cittadinanza.
    Si può istruire un processo (da
    procēdo = procedere) contro un imputato (da impŭto = giudicare) che può avere un alibi (= altrove) e viene difeso da un avvocato (da advŏco = chiamare vicino). Nel diritto inglese la formula Habeas corpus sancisce il principio dell’inviolabilità personale e, per estensione, la locuzione è usata per indicare le garanzie delle libertà personali del cittadino.
  • L’informatica parla latino, per lo più attraverso la mediazione dell'inglese: video e audio sono verbi latini; computer deriva dal verbo compŭto “contare”; guardiamo il monitor (da monēre), muoviamo il mouse (mus = topo), digitiamo (digĭtus = dito) i dati, li salviamo in una directory (dirĭgo), li eliminiamo con il tasto delēte (delĕo), li proteggiamo dai virus (veleno in latino);
    in internet (inter+necto) ci connettiamo (cum+necto) a un server (servio), partecipiamo a forum e scriviamo e-mail utilizzando il simbolo “@” (dalla preposizione  ad=verso).
  • Il latino è presente anche nel lessico della politica e dell'economia: par condicio, referendum, quorumad interim, deficit, pro capite. Si ricorre al latino maccheronico per indicare proposte di riforma della legge elettorale italiana: Mattarellum, Porcellum, Italicum
  • In medicina parliamo di virus, ictus, placebo, cellula, post partum e in psicoanalisi di trasfert, libido, lapsus, raptus.
  • Pare che persino il nome delle note musicali sia stato dato da Guido d'Arezzo, usando le prime
    sillabe delle parole iniziali dei versi di un inno sacro in latino dedicato al primo patrono dei musicisti, san Giovanni. Ut queant laxis / Resonare fibris / Mira gestorum / Famuli tuorum / Solve polluti / Labii reatum / Sancte Iohannes (Affinché possano / con libere voci cantare / le meraviglie delle azioni / tue i (tuoi) servi, / cancella del contaminato / labbro il peccato, / o san Giovanni). Alla fine del Cinquecento fu aggiunto il si e nel Seicento la prima nota ut viene modificata in do dal teorico musicale Doni (prime due lettere del suo cognome).
  • Il latino è tuttora la lingua ufficiale della Città del Vaticano e della Chiesa Cattolica Romana
    Le encicliche dei pontefici sono redatte in latino, Papa Francesco ha un profilo Twitter in latino e molti canti liturgici cattolici sono in latino (GloriaAdeste fideles). Presso la Curia Romana è stata istituita la Pontificia Accademia di Latinità, che si occupa della promozione e della valorizzazione della lingua e della cultura latina. Gli esperti dell'Accademia hanno creato il Lexicon recentis Latinitatis, una raccolta di termini latini “aggiornati” alla realtà contemporanea: così l'astronave diventa navis sideralis, il disoccupato invite otiosus, il pancarré panis quadratus, lo psicologo humani animi investigator, il maccherone pasta tubulata, lo spaghetto pasta vermiculata, ecc.
Il paradosso del latino: lingua "morta vivente"
Il latino è una lingua conclusa (non è la lingua materna di alcun popolo) ma ancora vitale e non esaurita:
oltre alla terminologia dei linguaggi settoriali (botanica, zoologia, chimica, informatica) di cui già si è parlato, lo dimostrano anche le cifre romane e soprattutto le innumerevoli espressioni latine che utilizziamo quotidianamente.

Il nostro latino quotidiano
Ad horas, Ad hoc, Ad interim, Ad libitum, Ad maiora, Agenda, Album, Alias, Alibi, Alter ego, Ante litteram, Auditorium, Aula magna, Aut aut; Bis, Bus; Campus, Casus belli, Coram populo, Curriculum vitae; Desiderata, De visu; Errata corrige, Extrema ratio; Ex novo, Ex voto; Factotum, Facsimile; Forma mentis; Gratis; Habitat, Homo sapiens, Honoris causa, Humus; Idem, Incipit, Iter, In extremis, In fieri, In itinere, In loco, In toto, Inter nos; Lapsus, Lectio brevis, Lectio magistralis, Legenda; Magnitudo, Memorandum, Merenda, Mirabilia, Modus operandi; Nomen omen; Non plus ultra; Omissis, Opera omnia; Post scriptum, Pro, Pro capite, Pro memoria, Prosit, Pupilla (bambolettina: nell’occhio si riflette, ridotta, l’immagine)Qui pro quo; Raptus, Rebus; Salve, Sine die, Sponsor, Sui generis; Tabula rasa, Tutor; Ultimatum, Una tantum; Vademecum, Vexata quaestio; Vigilia, Virus, Vis, Vulnus.
Absit iniuria verbis, Ad impossibilia nemo tenetur; Brevi manu; Carpe diem, Conditio sine quan non, Cui prodest?, Cum grano salis; Dulcis in , De gustibus non disputandum est, Divide et impera; Do ut des; Dura lex sed lex; Errare humanum est perseverare diabolicum, Excusatio non petita accusatio manifesta; Gutta cavat lapidem; Historia magistra vitae, Homo homini lupus; In dubio pro reo, In medias res, In medio stat virtus, Intelligenti pauca, In vino veritas, Ipse dixit; Lupus in fabula; Mala tempora currunt, Mare magnum, Mare nostrum, Mea culpa; Melius abundare quam deficere, Mens sana in corpore sano, Mors tua vita mea, Mutatis mutandis; Obtorto collo, Ope legis; Per aspera ad astra, Pro bono pacis; Rem tene verba sequentur, Repetita iuvant; Sapere aude, sine die; Ubi maior minor cessat; Verba volant scripta manent, Vox populi vox dei.

LATINO IN MUSICA:
CANZONI MODERNE IN LATINO

Adeste fideles
Autore: ignoto
Anno: sec. XVIII o epoca precedente
Genere: canto popolare religioso



"Adeste fideles" cantata da Laura Pausini

Adeste fideles è un noto canto religioso natalizio. Non esistono prove sufficienti per attribuirne la paternità ad un nome preciso; l'unica certezza che emerge dalla documentazione esistente è il nome del copista, cioè di colui che trascrisse materialmente il testo e la melodia: sir John Francis Wade, che lo avrebbe trascritto da un tema popolare irlandese nel 1743-1744 per l'uso di un coro cattolico, a Douai, cittadina nel nord della Francia, a quel tempo importante centro cattolico di riferimento e di rifugio per i cattolici perseguitati dai protestanti nelle Isole britanniche. Fonte: Wikipedia.

Il canto compare nel film Joieux Noel (2005), ispirato alla tregua del primo Natale di guerra, un evento reale accaduto durante il primo conflitto mondiale nel dicembre 1914, nelle trincee del fronte occidentale: soldati inglesi, francesi e tedeschi decisero di cessare il fuoco, si scambiarono auguri da una trincea e l'altra, uscirono dalle trincee e si incontrarono sulla terra di nessuno per scambiarsi sigarette, cioccolato, champagne, fotografie dei propri cari. Nel film sono gli scozzesi a dare avvio a questa tregua non ufficiale cantando le canzoni natalizie tradizionali. Un tenore tedesco intona Stille Nacht per i suoi compagni e viene accompagnato da un suonatore di cornamusa scozzese, poi esce dalla sua trincea con un piccolo albero di Natale cantando Adeste fideles. La tregua è suggellata da una una breve messa in latino celebrata dal prete barelliere scozzese per tutti i soldati. Adeste fideles nel film diventa dunque simbolo di non violenza, di fraternizzazione, di volontà di pace.
Purtroppo l'attore cantante pronuncia adoramus anziché adoremus 

I canti della liturgia cattolica in latino sono numerosi. Altri esempi sono Ave Verum (Corpus), Gloria, Sanctus, Bendictus, Agnus Dei, alcuni dei quali interpretati da grandi compositori come Mozart.

O Caritas di Cat Stevens
Testo e musica: Cat Stevens
Album: Catch Bull At Four
Anno: 1972
Nazione: Gran Bretagna
Genere: Folk Rock
Testo con traduzione in inglesehttp://testicanzoni.mtv.it/testi-Cat-Stevens_803/testo-O'Caritas-250744

Video non ufficiale della canzone
Steven Demetre Georgiou, a lungo conosciuto con il suo nome d'arte Cat Stevens (Londra, 1948), è un cantautore britannico di origini greche. All'inizio della sua carriera musicale Georgiou incarna in pieno lo stereotipo del cantante pop commerciale dell'epoca, un'immagine dalla quale egli si distanzierà notevolmente negli anni a seguire, elaborando uno stile musicale che lo contraddistinguerà per tutta la sua carriera: chitarre acustiche in primo piano, sonorità delicate, richiami alla tradizione greca, testi a metà strada tra la canzone d'amore ed il misticismo, il tutto condito dalla calda vocalità dello stesso Stevens. Una delle sue canzoni più famose e amate è Father and son (1970). Fonte: Wikipedia.
O' Caritas è una canzone antimilitarista, un grido dolente contro la guerra, causa di distruzione e lacrime, e un inno alla pace, alla bellezza, alla vita e all'amore ("nobis semper sit amor").

Vite perdite di Daniele Sepe
Testo e musica: Daniele Sepe
Voce: Zulu dei 99 Posse
Album: Vite perdite
Anno: 1993
Nazione: Italia
Genere: World Music
Testohttps://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=198&lang=it (con breve video in cui il passo latino è cantato in italiano)


Per ascoltare tutta la canzone: https://www.youtube.com/watch?v=rjK8FRSGpMI (il passo latino va dal minuto 2:34 al minuto 3:10)

Il testo latino cantato nel brano, preceduto dalla traduzione in italiano (prima strofa), è tratto da De vita Iulii Agricolae, un'opera dello storico Tacito, ed è un passo del discorso che Calgàco, capo dei Britanni, rivolge ai suoi soldati, prima dello scontro decisivo con i Romani guidati da Agricola nell’odierna Scozia, alla fine del I sec. d.C., sotto l'impero di Domiziano. Calgàco si scaglia con durezza contro l’imperialismo romano. La memorabile frase Ubi solitudinem faciunt, pacem appellant è stata utilizzata anche in epoca contemporanea per denunciare la politica imperialista delle grandi potenze o ogni azione bellica. L'espressione è stata ripresa, ad esempio, dopo quasi due millenni, dalla propaganda dei pacifisti all'epoca della guerra sostenuta dagli Stati Uniti contro il Vietnam (1964-75).
Il titolo Vite perdite e la strofa finale si ispirano invece ad un testo dei Carmina burana, una raccolta di canti medievali in latino, religiosi o profani, alcuni satirici o addirittura blasfemi, altri mistici, scoperta in un codice del 1225 circa.

Daniele Sepe (Napoli, 1960) è un sassofonista e compositore italiano. I suoi album incontrano subito il parere favorevole della critica, ma è soltanto col quarto, Vite perdite (1993), realizzato in collaborazione con la band napoletana 99 Posse, che le vendite decollano. Numerose sono le sue collaborazioni con altri musicisti e con registi cinematografici e teatrali, tra cui Mario Martone, Gabriele Salvatores, Enzo D'Alò. Difficile definire la sua musica, sempre in bilico tra reggae, folk, world music, jazz, rock, fusion, blues, musica classica. Fonte: Wikipedia.


Miraculum di Enya
Testo: Roma Ryan
Musiche: Enya
Album: And winter came...
Anno: 2008
Nazione: Irlanda
Genere: New Age
Testohttp://www.testietraduzioni.com/cantanti/e/enya/miraculum.html

Eithne Patricia Ní Bhraonáin, meglio nota come Enya (Gaoth Dobhair, 1961), è una cantante e musicista irlandese. Risulta essere la cantante solista irlandese ad aver riscosso più successo nel mondo. Il suo stile musicale è molto particolare, per le sperimentazioni sulla sua voce, per il suo timbro lieve e allo stesso tempo potente. Al suo produttore Nicky Ryan si deve l'intuizione della tecnica di Multivocals: Enya per una sola canzone registra e sovrappone fino a cento voci, creando l'effetto suggestivo di un coro polifonico. “Le sue partiture oniriche e rarefatte combinano l'austerità della Classica con il melodismo immediato del pop, le suggestioni della musica sacra e medievale con stratificazioni sonore degne dei grandi pionieri dell'elettronica.” (Claudio Fabretti, in ondarock.it). La cantautrice ha composto tre brani ispirati al libro Il Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien, due dei quali, May It Be e Aníron, fanno parte della colonna sonora del film; May It Be ha ricevuto una nomination all'Oscar nel 2002 come miglior canzone.  Fonte: Wikipedia.


 IL LATINO DEL MAGHETTO HARRY POTTER 
E DELLA "SCHIAPPA" GREG 

IL POTERE "MAGICO" DEL LATINO

Sono in latino il motto della scuola di Harry Potter (Draco dormiens numquam titillandus) e alcune formule e incantesimi del maghetto, protagonista della fortunatissima serie di romanzi fantasy ideata dalla scrittrice britannica J. K. Rowling e pubblicata tra il 1997 e il 2007. 
Il successo della saga ha risvegliato l'interesse dei ragazzi per una lingua fino ad allora bistrattata, determinando un significativo aumento di studenti iscritti ai corsi di latino nei Paesi anglosassoni (il cosiddetto “effetto Potter”).
Puoi trovare un elenco delle formule magiche latine di Potter cliccando su questo link: https://www.lameziaterme.it/latinorum-magico-scuola-hogwarts/

Sono state persino realizzate versioni latine delle avventure del maghetto:
Harrius Potter et Philosophi Lapis e Harrius Potter et Camera Secretorum.





"DIARIO DI UNA SCHIAPPA" IN LATINO: I "COMMENTARII DE INEPTO PUERO"
Greg, la schiappa più celebre di tutto il pianeta, da oggi parla anche latino. Diario di una schiappa di Jeff Kinney, si trasforma in Commentarii de inepto peuro, un'edizione speciale del primo volume della serie completamente tradotto in latino. 
Il traduttore è un personaggio d'eccezione: Monsignor Daniel B. Gallagher, latinista dell'Ufficio lettere latine della Segreteria di Stato Vaticana e curatore del profilo twitter in latino di Papa Francesco, a, @Pontifex_ln.
I Commentarii de Inepto Puero, usciti all'inizio di maggio 2015 in Italia e in Europa, hanno venduto diecimila copie e sono stati pubblicati anche in America e nel resto del mondo (dall'editore Abrams). L'edizione latina è una traduzione integrale e fedele al testo originale di Diario di una Schiappa. Per tutti gli appassionati della serie, è possibile leggere i Commentarii con accanto il testo nella propria lingua, divertendosi così a scoprire come le frasi dei personaggi, le esclamazioni e le avventure di Greg siano state rese in lingua latina. Un'esperienza improbabile, quanto divertente: sicuramente da provare.
I Commentarii, che nel titolo richiamano il De bello Gallico di Giulio Cesare, non sono un libro didattico, però si rivolgono in qualche modo agli studenti come «sussidio»: l'idea è che, visto che molti ragazzi conoscono benissimo il Diario, si divertano a mettere a confronto le due versioni (e intanto si esercitino), magari per scoprire come Monsignor Gallagher abbia tradotto concetti molto lontani dall'epoca dei romani, dal gioco del «cheese touch» (tactus casei) all'heavy metal ( musica metallica gravius) al rock (musica nutando et volvendo). [...].

(Ridotto e adattato da Se un libro (pop) fa successo tradotto in latino di Eleonora Barbieri, in "Il Giornale", 10 giugno 2015 e da Commentarii de Inepto Puero: la Schiappa Greg parla latino di Ilaria Cairoli, in "Panorama", 15 maggio 2015).

IL LATINO NEI MEDIA: PUBBLICITÀ E INTERNET

 IL LATINO NELLA PUBBLICITÀ

Media è un'espressione latina. Il linguaggio della pubblicità non è immune dal fascino intramontabile della lingua degli antichi Romani, come testimoniano i nomi o gli slogan di molti prodotti a noi familiari: Levissima, Magnum, Nivea, Rex, Venus.

Un esempio: la pubblicità dell'acqua Claudia
Immagine pubblicitaria dell'acqua Claudia
(Agenzia Advance Brand Appeal, 2009)
"Il nome di quest'acqua richiama l'epoca romana: infatti viene messo in relazione con l'imperatore Claudio (41-54), al cui nome è legato uno dei più importanti acquedotti di Roma antica (aqua Claudia). L'agenzia che ha curato la nuova immagine del marchio (ritornato a una gestione italiana, dopo aver fatto a lungo parte di una multinazionale svizzera) ha deciso di puntare sulla 'romanità' del prodotto, richiamandosi a una delle espressioni-simbolo della civiltà romana antica, gli acquedotti, e ricorrendo a una serie di espressioni latine piuttosto conosciute. Il capitello corinzio è protagonista nella pubblicità del 2009, dove appare come base autorevole della bottiglia, ad esprimere la qualità 'classica' dell'acqua. Caratteristica dell'acqua, che proviene dalle antiche sorgenti dell'imperatore Claudio, è di essere effervescente ad hoc (ad hoc: espressione latina che significa letteralmente 'per questo, appropriato'). Quanto all'headline, Ave Claudia!, l'espressione richiama immediatamente nell'immaginario collettivo il mondo romano (Ave, Caesar)." (Ridotto da Un'acqua ad hoc di Giulia Grassi, in http://www.italipes.com/artelatino.htm).

Per altri esempi di pubblicità "latine" clicca sul link: http://www.italipes.com/artelatino.htm

"EPHEMERIS", UN SETTIMANALE ON LINE IN LATINO

La rivista "Ephemeris. Nuntii latini universi" è un settimanale di cultura e attualità redatto interamente in lingua latina, creato a Varsavia da un gruppo di specialisti ed esperti di tutto il mondo. La rivista telematica è consultabile on line all'indirizzo http://ephemeris.alcuinus.net/.


"HEBDOMADA AENIGMATUM",
IL PRIMO LIBRO DI ENIGMISTICA IN LATINO

Nel 2014 è nata la rivista "Hebdomada Aenigmatum", mensile con cruciverba, rebus e altri giochi interamente in latino, ideato dall'associazione culturale "Leonardo" di Campobasso. L’idea è nata per gioco all’interno di un gruppo di amanti della lingua latina con l'obiettivo di avvicinare al latino studenti e appassionati attraverso un approccio leggero e divertente. Oltre ai tradizionali giochi di enigmistica, il mensile ospitava una striscia di Linus, recensioni di film e notizie di cronaca. Il successo della rivista, che ha raggiunto negli anni 10.000 abbonati in tutto il mondo (per lo più in Italia e nel mondo anglosassone), ha portato alla pubblicazione dell'omonimo libro Hebdomada Aenigmatum, il primo libro di enigmistica e giochi in latino e greco antico. 
Sul sito https://www.latincrosswords.com/ puoi scaricare una pagina di prova e vedere un video tutorial che spiega come risolvere un cruciverba in latino.

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